# Le interviste di Cioè: Robert Englund

Uscirà l’11 Gennaio al cinema The Midnight Man, film horror tratto da un gioco molto popolare tra i più giovani e nato online, chiamato il gioco di mezzanotte. Tra i suoi protagonisti c’è una vera e propria leggenda dell’horror Robert Englund, affiancato da un’altra grande artista come Lin Shaye e i più giovani Grayson Gabriel, Emily Haine e Gabrielle Haugh.

Per farti entrare subito nell'atmosfera di questo film, che ne dici di iniziare con una clip in esclusiva? Scommettiamo che dopo questi pochi minuti avrai già voglia di andare al cinema a vedere The Midnight Man?

Quando si parla di Robert Englund è impossibile non pensare al suo personaggio storico, il terrificante Freddy Krueger, protagonista della saga Nightmare On Elm Street, nata nel 1984 dal regista Wes Craven.

Eppure Robert ci confida che ormai gli artigli sono stati messi da parte, ma la sua voglia di spaventare resta ancora vivida ed è molto affascinato dagli effetti speciali moderni e dalla loro capacità di creare mondi fantastici e, al tempo stesso, spaventosi. Il famoso attore e regista statunitense ha chiacchierato un po’ con noi di Cioè del suo nuovo The Midnight Man, della fascino che la paura esercita ancora adesso e del possibile ritorno di Freddy Krueger al cinema.

Ciao Robert e grazie di averci dedicato il tuo tempo. Ti faccio una domanda a bruciapelo sul film The Midnight Man: com’è stato essere presi a pugni da Lin Shaye?
Ah, bella domanda! Sai, sono finalmente riuscito a vedere quella scena solo qualche giorno fa. Ero molto preoccupato dal risultato finale, ma ero sicuro che sarebbe stato un successo, perché in quella scena Lin ha messo davvero tutta se stessa. Io, in fondo, ero solo lì a prenderle, lei invece doveva recitare e, quando abbiamo finito quella scena, era davvero esausta. Sono molto orgoglioso della sua interpretazione perché è merito suo se la sequenza è davvero perfetta. Io e Lin abbiamo un bel rapporto, ne abbiamo passate tante insieme, anche perché ci conosciamo dal primo set di Nightmare. 

Nella cultura internet creepypasta ci sono molte leggende spaventose, tra cui quella da cui è tratto The Midnight Man. Da ragazzo, qual era la tua leggenda metropolitana preferita?
C’erano molte leggende metropolitane, come il gioco Bloody Mary dove dovevi ripetere per tre volte il suo nome di fronte allo specchio al buio. Sicuramente quella che più ci terrorizzava era quella dell’uomo con l’uncino che seguiva, per poi uccidere, tutte le coppiette che si appartavano nelle macchine. In realtà, era appunto una leggenda per evitare che i ragazzi si appartassero. La cosa assurda è che in ogni paese tu andassi ti dicevano che il killer apparteneva a quella cittadina, che la leggenda era nata lì; invece, era una scusa usata da tutti. Un’altra leggenda era quella delle fogne infestate dagli alligatori, perché c’era un periodo in America in cui si trovano molti alligatori, quindi si dice che la gente per ucciderli, quando trovava un cucciolo di alligatore, li buttava nel gabinetto. La leggenda vuole che, in realtà, gli animali non morissero e che quindi le fogne erano del tutto infestate, soprattutto a New York, in particolar modo a Coney Island dove c’era davvero questa usanza di buttare i cuccioli di alligatore nel wc.

Sia Freddy Krueger che il Midnight Man giocano con la paura delle persone. Ma qual è la differenza tra questi due personaggi?
Adoro l’idea che il male può sfruttare le paura del nostro subconscio. Se Freddy Krueger sa di cosa hai paura perché potrebbe averlo letto nel tuo diario, il Midnight Man conosce le tue paure perché è alla base del gioco. Sei tu a scegliere di giocare e, quindi, sei tu a dargli il potere di sapere le tue paure. Tu accetti le regole del suo gioco, anche se poi lui potrebbe non fare altrettanto. È una metafora della vita, perché la gente cambia sempre le regole del gioco e la vita stessa non sempre gioca con le stesse regole. Il Midnight Man è anche il simbolo delle conseguenze alle proprie azioni. La crudele lezione che devi imparare.

Tu sei stato un’icona horror per tutti i teenagers degli Anni Ottanta, un vero e proprio simbolo di terrore e paura. Se Freddy Krueger dovesse tornare, sarebbe capace di spaventare i ragazzi di oggi?
Se dovessero portare Freddy di nuovo al cinema, la chiave per renderlo spaventoso sarebbe sfruttare l’avanzata tecnologia negli effetti speciali. Penso a una scena in particolare di Inception di Christopher Nolan, dove la città si chiude su se stessa o si allunga o cambia, e sarebbe perfetto per un personaggio come Freddy Krueger che crea dei mondi. Quando abbiamo girato Nightmare non c’erano questi mezzi, ma neanche i soldi per permetterceli, quindi dovevamo ingegnarci con mezzi più rudimentali. Comunque ci sono dei rumors riguardanti il ritorno di Freddy. Da ciò che so io potrebbe essere Kevin Bacon a interpretare il prossimo Freddy Krueger e, sinceramente, la trovo una scelta molto interessante. Sarebbe comunque particolare anche solo applicare la realtà virtuale di oggi, ma sfruttando le potenzialità dell’epoca di Freddy.

Secondo te, che sei un maestro in materia, perché le persone sono così attratte dalla paura?
La paura è un’emozione primordiale delle persone e sono proprio le paure ad accomunarci, per esempio la paura di volare, cadere o morire nel sonno. Diciamo che le paure trascendono le culture. E una delle domande fondamentali che ci facciamo sempre è: perché abbiamo paura di determinate cose? E perché si manifestano nei sogni? L’incubo è una fondamentale esperienza di condivisione. Ecco perché ci sono registi come Guillermo Del Toro, o come lo è stato Wes Craven, che rispettano i mostri, rispettano le paure perché è una sensazione incondizionata, come per l’amore che proviamo per nostra madre, il sentirsi affamati, il bisogno di dormire.

E come, secondo te, l’interpretazione della paura è cambiata nel cinema?
Oggi abbiamo molte più informazioni, quindi le paure di un tempo non funzionerebbero più. Adesso si gioca molto più su quelle che sono paure psicologiche, ecco perché siamo così ossessionati dal concetto del serial killer. Al tempo stesso, la crescita degli effetti speciali ha permesso di creare qualsiasi cosa che possiamo immaginare. Dobbiamo aprire l’immaginazione non solo alla paura ma anche ad altri elementi, in quanto bisogna stare attenti nel parlare delle paure più recondite delle persone, perché non sai come potrebbero reagire. Una strada possibile da seguire è quella del simbolismo. In questo momento sto guardando su Netflix DARK, una serie che è un po’ David Lynch, un po’ Stranger Things e un po’ Ritorno al Futuro. Ed è proprio così che dovremmo usare una storia, attraverso pochi elementi ma che sono rimandi a qualcosa di più grande.

Categoria: Cine-TV
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